Evidenze dalla XII Relazione al Parlamento, ruolo degli accomodamenti ragionevoli e prospettive operative alla luce del D.Lgs. 62/2024

La XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 12 marzo 1999, n. 68, restituisce un quadro articolato del funzionamento del collocamento mirato nel biennio 2022–2023. Dalla lettura dei dati emerge, da un lato, la tenuta complessiva dell’impianto normativo, che continua a rappresentare un riferimento avanzato nel panorama delle politiche per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità; dall’altro, la persistenza di criticità strutturali legate in particolare alla difficoltà di tradurre l’obbligo giuridico in percorsi occupazionali stabili e coerenti con i bisogni delle persone e dei contesti territoriali.

In termini quantitativi, la XII Relazione al Parlamento evidenzia un incremento degli avviamenti complessivi delle persone con disabilità iscritte al collocamento mirato, che passano da 45.540 nel 2022 a 49.959 nel 2023, con una crescita prossima al 10%. Tale andamento positivo non risulta tuttavia omogeneo sul territorio nazionale. I dati regionali mostrano infatti andamenti differenziati, con alcune regioni che registrano un aumento degli avviamenti e altre che evidenziano una contrazione. Questa variabilità segnala come la capacità di attivazione del collocamento mirato sia influenzata non solo dalle caratteristiche organizzative e produttive dei contesti locali, ma anche da elementi strutturali legati alla composizione delle liste del collocamento mirato. In particolare, la permanenza prolungata all’interno delle liste di persone presenti da molti mesi, spesso caratterizzate da bassi livelli di scolarità e da un’età superiore ai 50 anni, incide in modo significativo sulla dinamica complessiva degli avviamenti.

Un’ulteriore lettura dei dati contenuti nella XII Relazione al Parlamento riguarda il rapporto tra quote di riserva previste dalla normativa e posizioni effettivamente coperte. Nel 2023, a livello nazionale, una parte significativa delle posizioni riservate alle persone con disabilità risulta coperta, mentre una quota residua rimane non assegnata. La Relazione restituisce una distribuzione articolata di queste dinamiche, con differenze che si osservano in relazione alle dimensioni dei bacini occupazionali e alle caratteristiche dei contesti produttivi.

Nel loro insieme, i dati consentono di descrivere la distanza esistente tra la previsione normativa dell’obbligo e la sua traduzione in rapporti di lavoro attivi, senza fornire indicazioni univoche sulle cause di tale scarto. L’analisi delle quote e delle posizioni non coperte si inserisce pertanto in un quadro informativo che fotografa lo stato di attuazione del collocamento mirato, offrendo elementi utili alla comprensione delle dinamiche complessive, ma che richiede di essere letta in connessione con altri indicatori, quali gli avviamenti, l’utilizzo delle convenzioni e gli esiti occupazionali.

L’analisi delle convenzioni rafforza ulteriormente questa lettura. Nel 2023 gli avviamenti realizzati tramite convenzioni presso datori di lavoro privati raggiungono quota 21.231, in crescita rispetto ai 19.270 del 2022. Le convenzioni ex art. 11, comma 1, si confermano lo strumento maggiormente utilizzato, rappresentando circa il 61% degli avviamenti complessivi. Di particolare rilievo è l’aumento delle convenzioni ex art. 11, comma 4, che crescono di oltre il 128% nel biennio, pur rimanendo numericamente limitate. Le convenzioni ex art. 14 del D.Lgs. 276/2003 risultano invece fortemente concentrate in specifici ambiti territoriali, evidenziando un utilizzo non omogeneo di questo strumento.

In presenza di un incremento degli avviamenti e di un utilizzo articolato degli strumenti previsti dalla normativa, la XII Relazione al Parlamento segnala anche la presenza di interruzioni dei rapporti di lavoro successivamente all’avvio. Le informazioni disponibili mostrano come una parte degli inserimenti non si traduca in rapporti di lavoro continuativi, con una maggiore incidenza nei contratti a tempo determinato. Questo elemento orienta l’attenzione sulle condizioni organizzative entro cui l’inserimento lavorativo prende forma e introduce una riflessione sul ruolo degli accomodamenti ragionevoli e delle pratiche di accompagnamento nei contesti di lavoro.

La XII Relazione al Parlamento evidenzia come le differenze territoriali nel funzionamento del collocamento mirato non siano riconducibili esclusivamente alla dimensione dei mercati del lavoro locali, ma riflettano in misura significativa assetti organizzativi, modelli di governance e modalità di integrazione tra politiche del lavoro e politiche sociali differenti. A parità di impianto normativo, i dati mostrano infatti come la capacità di attivare strumenti, accompagnare i percorsi di inserimento e sostenere la tenuta occupazionale vari in modo rilevante tra i contesti regionali.

In questo quadro, alcune regioni – tra cui Lazio, Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna – presentano elementi di interesse in relazione al rafforzamento dei sistemi di collocamento mirato. Tali esperienze non configurano modelli omogenei né pienamente consolidati, ma mostrano traiettorie di sviluppo accomunate da una maggiore attenzione all’organizzazione dei servizi, al coordinamento istituzionale e all’utilizzo integrato degli strumenti disponibili.

In Lombardia, la XII Relazione segnala un ricorso significativo agli strumenti convenzionali, in particolare alle convenzioni ex art. 14 del D.Lgs. 276/2003, nonché una strutturazione dei rapporti tra servizi per il lavoro, imprese e soggetti del Terzo Settore. Tali elementi risultano associati a percorsi di inserimento che prevedono un maggiore utilizzo di interventi di accompagnamento, soprattutto nei casi che comportano esigenze di adattamento organizzativo. Il Piemonte presenta un assetto regionale caratterizzato da un presidio unitario della filiera del collocamento mirato e da una gestione integrata delle risorse dedicate. Questo assetto si riflette in una maggiore continuità tra le diverse fasi del percorso, dall’iscrizione agli interventi di accompagnamento fino all’inserimento lavorativo. Nel Veneto, la XII Relazione evidenzia un utilizzo diffuso delle convenzioni ex art. 11 della legge 68/1999 e la presenza di avviamenti inseriti in percorsi di inserimento graduale. Questi dati descrivono modalità di utilizzo degli strumenti del collocamento mirato coerenti con la struttura del tessuto produttivo regionale, caratterizzato da una forte specializzazione settoriale. Nel Lazio, la Relazione segnala un rafforzamento del coordinamento tra servizi per il lavoro e servizi sociali, in un contesto territoriale caratterizzato da un’elevata eterogeneità dei bacini occupazionali. In tale quadro, emergono esperienze di presa in carico più strutturata delle persone iscritte al collocamento mirato. In Emilia-Romagna, infine, la Relazione mette in evidenza il rafforzamento organizzativo dei servizi e l’integrazione tra politiche del lavoro e politiche sociali. L’assetto regionale si caratterizza per il lavoro di équipe e per il raccordo con i servizi territoriali, in assenza di un ricorso sistematico a strumenti formali di valutazione standardizzata.

Nel loro insieme, le esperienze regionali analizzate nella XII Relazione al Parlamento consentono di osservare come il rafforzamento del collocamento mirato possa essere letto non solo in relazione all’introduzione di nuovi strumenti, ma anche in rapporto alla capacità dei sistemi territoriali di utilizzare in modo coerente e integrato quelli già disponibili, adattandoli alle caratteristiche dei contesti produttivi, organizzativi e istituzionali locali. Le differenze osservate tra i territori sembrano inoltre connesse, oltre che a variabili economiche o dimensionali, alla configurazione dei servizi, al grado di coordinamento tra politiche del lavoro e politiche sociali e alle modalità di accompagnamento dei percorsi di inserimento.

Nel quadro delineato dalla Relazione, gli esiti occupazionali possono essere letti alla luce di una pluralità di fattori che vanno oltre la dimensione formale dell’obbligo. La tenuta dei rapporti di lavoro, la qualità degli inserimenti e la loro stabilità nel tempo risultano infatti osservabili in relazione alle condizioni organizzative in cui l’inserimento prende forma, alle modalità di intervento sul posto di lavoro e alla presenza di pratiche di accompagnamento. Tali aspetti assumono particolare rilievo nel contesto delle innovazioni introdotte dal D.Lgs. 62/2024, che rafforza il principio della personalizzazione degli interventi e colloca il lavoro come componente del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato.

Il decreto 62/2024 contribuisce a ridefinire il quadro di riferimento delle politiche per la disabilità, richiamando i sistemi territoriali a una maggiore integrazione tra gli ambiti di intervento e a una lettura unitaria dei percorsi di vita. In questa prospettiva, l’inserimento lavorativo tende a essere considerato non come un esito separato o residuale, ma come una dimensione che si colloca all’interno di un percorso più ampio, che richiede coerenza tra valutazione della persona, progettazione degli interventi e caratteristiche dei contesti lavorativi.

La XII Relazione consente tuttavia di osservare come l’attuazione degli accomodamenti ragionevoli presenti ancora elementi di discontinuità. In molti contesti, tali misure risultano attivate prevalentemente in risposta all’emergere di criticità operative o organizzative, piuttosto che essere integrate in modo sistematico nella fase di progettazione dell’inserimento. Questo orientamento può limitare la capacità degli accomodamenti di incidere in modo anticipato sulla compatibilità tra persona, mansione e organizzazione del lavoro, rendendo più complessa la gestione dei percorsi nel medio periodo.

In assenza di una progettazione anticipata degli accomodamenti, difficoltà legate all’organizzazione del lavoro, alla definizione delle mansioni o alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa tendono a emergere successivamente all’inserimento. La Relazione suggerisce come tali situazioni possano essere lette anche come indicatori di una progettazione che non ha pienamente integrato le caratteristiche del contesto lavorativo, piuttosto che come espressione di limiti individuali delle persone coinvolte.

In questo scenario, assume rilievo la presenza di competenze specifiche dedicate all’accompagnamento dei percorsi di inclusione lavorativa (ad esempio, il disability management), in grado di supportare la progettazione dell’inserimento e la gestione delle condizioni organizzative nei contesti di lavoro. Tali funzioni possono essere lette come elementi organizzativi che facilitano il raccordo tra valutazione della persona, progettazione del posto di lavoro e contesto produttivo, contribuendo a rendere operativi gli accomodamenti ragionevoli e a sostenere la continuità dei percorsi di inserimento. Le esperienze territoriali in cui risultano presenti pratiche strutturate di accompagnamento mostrano come la disponibilità di competenze dedicate favorisca una gestione più consapevole dei fattori che incidono sugli esiti occupazionali. In questi contesti, gli accomodamenti ragionevoli tendono a essere integrati come parte del processo di inserimento, piuttosto che attivati come soluzioni eccezionali, contribuendo a una maggiore stabilità dei percorsi lavorativi.

Nel quadro complessivo delineato dalla XII Relazione, il rafforzamento del collocamento mirato appare quindi connesso alla capacità dei sistemi territoriali di integrare strumenti normativi, organizzazione dei servizi e pratiche di accompagnamento. Il Progetto di Vita rappresenta il riferimento entro cui queste dimensioni possono essere ricomposte, favorendo una maggiore coerenza tra gli interventi e una lettura meno frammentata dei percorsi di inclusione lavorativa.

Testo a cura di Gaia Raisoni, con la collaborazione di Davide De Santis

 

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